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Qui di seguito inserisco il video della famosissima canzone “Menomale che Silvio c’è”.

Ma attenti, non lo inserisco per fare pubblicità al nostro caro Cavaliere: diamo il via alla campagna “Di chi è colpa che Silvio c’è?”!

Dobbiamo rintracciare uno per uno tutti quelli che si sono prestati per girare questo video e denunciarli per attentato alla democrazia, anche se probabilmente non verranno condannati grazie all’attenuante dell’infermità mentale.

Siete con me???

Ecco la reazione che ha una persona normale al solo sentire questo “inno”:

Non sono ancora andati al Governo che, tra gli esponenti della futura maggioranza, comincia già ad esserci odor di lite.

Poi non dite che noi dell’Unione di Centro non avevamo ragione: la Lega ha già cominciato ad alzare la voce, forte dell’arroganza tipica delle Cravatte-Verdi, incrementata dall’incremento dei voti.

Mentre Berlusconi aveva pensato a 12 Ministeri divisi in modo “equo” (6 a Forza Italia, 3 ad Alleanza Nazionale e 3 alla Lega Nord; alla faccia del partito unico.), Bossi prendende 4 dicasteri (tra cui quello dell’Interno), oppure i tre già previsti più la presidenza di Lombardia e Veneto (da assumere nel 2010).

E come se non bastasse, ora ci si è messo anche Lombardo: preso da manie di grandezza derivanti dal grande risultato elettorale del Mpa (appena l’1%), vuole un Ministro tutto suo.

E Fini? Per ora tace.

E’ probabile quindi che alla fine Berlusconi rinunci alla promessa di solo 12 ministri per accontentare tutti.

Comunque io qui la vedo davvero brutta. Ci aspettano anni difficili, e non solo per la recessione.

Berlusconi e Bossi sono convinti di potersi spartire l’Italia. E lo faranno.

A poche ore dalla conferma del deludente risultato ottenuto dal Partito Democratico, Walter Veltroni tenta di risalire la china annunciando l’imminente nascita di un “governo ombra”, che sarà speculare all’esecutivo che Silvio Berlusconi formerà nei prossimi giorni. Prima di addentrarci nei dettagli e in una prima valutazione della proposta del leader democratico, è essenziale considerare alcuni elementi che servono a capire di cosa stiamo parlando…

Come spiega efficacemente Wikipedia, il governo ombra è una istituzione dei paesi che adottano il cosiddetto sistema Westminster. Il caso più noto è quello inglese, in cui il leader dell’opposizione (un tory o un laburista, a seconda del colore del governo in carica) è il “Primo Ministro ombra”, e fa parte di un “governo ombra” formato da uomini del proprio partito. In sostanza, una copia del governo in carica, ma di colore politico diverso. Il ruolo di questo “governo dell’opposizione” è importantissimo: criticando e sottoponendo a stringenti analisi le decisioni dell’esecutivo in carica, il governo ombra cerca di mettere in luce le contraddizioni e le scelte errate del Primo Ministro e del governo.

Per funzionare al meglio, il governo ombra necessita di una opposizione compatta sia dal punto di vista del numero dei partiti che dal punto di vista interno (se il principale partito di opposizione è spaccato al suo interno, il governo ombra rischia di perdere in credibilità ed efficacia). In più, il governo ombra ha un forte ruolo propositivo: tra i suoi compiti c’è quello di suggerire alternative efficaci ed efficienti alle politiche messe in campo dal governo in carica. E’ possibile trasferire tutto quello che abbiamo detto nel caso italiano? Sembrerebbe di sì: il Partito Democratico è di gran lunga il più forte partito di opposizione, potrebbe avere un deciso ruolo propositivo, soprattutto in alcuni campi di intervento come la lotta alla mafia (magari eliminando dal partito figuri come Crisafulli, la cui avventura politica è efficacemente descritta da Gianni Barbacetto in un articolo di Diario), la politica internazionale, l’integrazione europea, l’immigrazione, la politica economica.

C’è un però. Pare che all’interno del Partito Democratico si stiano già affilando i coltelli in vista di una futura “verifica” (qui un articolo sulle prime manovre dei dalemiani e di Marini). Tuttavia, la leadership di Veltroni è ancora molto stabile, probabilmente anche i più acerrimi nemici del leader PD sanno che attualmente è lui l’ultima speranza del centrosinistra italiano. Al di là di Veltroni non sembrano esserci altri uomini politici capaci di raccogliere con efficacia la sua eredità e di trasformare il Partito Democratico in una forza numericamente e politicamente capace di governare l’Italia. Dietro Walter il nulla, insomma.

In sintesi, la proposta veltroniana sembra un tentativo generoso di modificare una parte del sistema politico italiano (vale a dire il ruolo dell’opposizione e il rapporto opposizione/governo), ma è un tentativo che rischia di fallire. Prendere un pezzo del sistema politico di un altro paese e importarlo tale e quale in Italia non garantisce che nel nostro paese avvengano le stesse cose che si verificano in quel determinato paese.

[Polisblog]

Avrei voluto rimandare a domani il primo intervento post-elezioni, ma non ho resistito.

Come saprete tutti, ci sono stati colpi di scena e risultati inaspettati.

Innanzitutto: Berlusconi ha vinto, con un margine sufficentemente ampio da garantirgli la vittoria.

Ma non è questo che mi interessa.

Nonostante tutti i partiti minori abbiano subito un fortissimo schiacciamento, a favore dei due grandi schieramenti, l’Unione di Centro è stata l’unica forza a resistere alla tendenza di accentramento dei voti.

La formazione di centro rappresenterà la terza forza del paese, unica a superare alla grande lo sbarramento della Camera dei Deputati e ad ottenere 2 seggi al Senato della Repubblica.

Per ora ci possiamo accontentare!

A domani per i dati precisi, per commenti più approfonditi e per una previsione sul futuro.

Oggi e domani, come sapete, si vota per rinnovare il Parlamento. Per sostenere la necessità di andare a votare, si potrebbe sicuramente fare un discorso lirico e retorico sulla bellezza della democrazia in azione, sulla morte di persone per portarci alla libertà di voto, sulla necessità di prendere in mano il destino del proprio paese nell’unico momento in cui ci è consentito.

Non faremo nulla di tutto questo. Da un lato perché il populismo e la demagogia recente che invita a non votare non va combattuta con altre argomentazioni da bar; dall’altro perché se si arriva ad esprimere il proprio voto, probabilmente si è quantomeno frequentata la scuola dell’obbligo e i corsi basilari di storia italiana ed educazione civica.

Ovviamente, ci sono persone che arrivano all’astensione, all’annullamento o alla scheda bianca dopo un lungo percorso. In quel caso, la scelta è un segnale di neutralità, valido come un voto. Le obiezioni che vi propongo sono invece ad alcune delle più diffuse e recenti posizioni pro-astensione, figlie di un populismo d’accatto che ha trovato in alcune figure messianiche facili profeti (dai conti bancari ad n zeri). In particolare, ci sono cinque obiezioni ad altrettanti slogan pro-astensione che vorrei considerare.

  • Tanto il mio voto non conta nulla. L’errore qui è sostanzialmente logico. Lo spiega bene Marco Travaglio: se votassero tre persone, deciderebbero per 60 milioni di italiani quelle tre persone. L’errore è considerare il gioco democratico come “altro da sé”, come se nelle urne le schede altrui contassero più della nostra. Quella da molti sfruttata come “anti-politica” è in realtà un bisogno di partecipazione politica. Le elezioni sono il primo modo di incarnare questa partecipazione (lo diceva il buon Gaber). Può sembrare vuota retorica, non lo è. Chiedetelo a chi è andato a votare in Sudafrica nel 1994, o in Italia al referendum del 1946.
  • Tanto sono tutti uguali. Sicuro di esserti informato abbastanza? Nessuna differenza sulla legalità, sul precariato, sulle politiche sociali? Nessuna differenza tra i candidati premier a livello personale? Leggiti le liste dei candidati, leggi i programmi, cerca le biografie dei candidati, informati da fonti di destra e di sinistra. Fatti il tuo giudizio. Se per decine di milioni di persone la differenza tra gli uni e gli altri c’è, ed è anche parecchia, non sono loro a non capire. Forse sei tu a non sapere, o a fidarti troppo di chi ti dice che, tanto, sono tutti uguali.
  • Ma io sono disilluso dalla mia parte politica. Ci sta, la politica - tanto da un lato quanto dall’altro - non ha dato una buona prova di sé. Però questa volta sia il PD che il PDL rappresentano alternative più forti (per quanto ancora in formazione) che in precedenza, perché vanno da soli o in coalizioni più limitate. Al di fuori ci sono invece forze che hanno riguadagnato la loro identità, non dovendola diluire in misture improbabili. Sinistra radicale, centrosinistra, centro, destra, destra radicale. Senza contare un totale di quindici candidati premier, spesso rappresentanti delle più pittoresche istanze. Le alternative non mancano.
  • Ma nessuno mi rispecchia al 100%. Cercare il partito adatto è come cercare la donna/l’uomo ideale: se si guardano le cose che dividono e non quelle che accomunano, si finisce per rimanere soli. A volte è normale votare “contro” un progetto, può capitare di dover turarsi (alla Montanelli) il naso e scegliere il male minore. I casi in cui per qualcuno Veltroni e Berlusconi “pari sono” sono davvero pochissimi. E ritorniamo al punto 2: informati, e vedrai che non sei veramente equidistante. Se poi si vuole che un partito o una parte politica ci rispecchi di più, l’unica cosa possibile è impegnarsi direttamente, magari fin dal livello locale. Chiaro: se noi non facciamo niente, non si può dire che nessuno fa niente per noi. Che è poi come dire, seguendo Barack Obama, che “noi siamo quelli che stavamo aspettando”.
  • Ma se io mi astengo, lancio un messaggio. Teoricamente forse sì, a te stesso. Ma non si vede perché mentre l’esprimere un diritto non dovrebbe contare nulla (vedi punto 1), non esprimerlo dovrebbe avere insito un qualche messaggio. Alla fine sarai un numero nella riga più in basso. Con l’aggravante che è la riga che non esprime nulla, perché quelli sopra avranno deciso per te.

Insomma non votare, o annullare la scheda, sono scelte legittime e rispettabili. Dovrebbero però essere figlie di un processo lungo di riflessione e confronto, e non di qualche “vaffa” del momento. Pensateci. E buon voto, per chiunque lo esprimiate.

[Polisblog]

Riporto qui sotto un articolo, scritto oggi da don Paolo Padrini, che trova il mio più assoluto appoggio. Ditemi voi cosa ne pensate.

Ieri e più generalmente in questi ultimi giorni si è sentito davvero di tutto.

La televisione generalista, un po’ anche quella satellitare, ed anche internet ci hanno offerto (o propinato) davvero di tutto.

Ieri mi sono addirittura imbattuto in sondaggi elettorali mascherati da pronostici di corse di cavalli, dei quali non riporto (in quanto rischierei di violare la legge) il link preciso. Anche perchè sono sicuro che voi saprete trovarlo…

Ma l’apoteosi si è raggiunta proprio ieri, durante il “falso” confronto televisivo tra i “maggiori esponenti” degli schieramenti elettorali contrapposti.

Tra botti da fuochi d’artificio, sparate su improbabili ed immediate diminuzioni di tasse sembrava un po’ di essere su un tavolo da biliardo.

Non voglio dire, demagogicamente e ideologicamente, che tutto quello che si è sentito ieri sia una enorme e totale balla, ma come non avere questa impressione, di fronte a tanti numeri, dati, sogni e speranze sparate “ad arte” forse per il desiderio (o la necessità) di impressionare l’ascoltatore?

Ci sono state però alcune cose che ho notato, durante questo incontro televisivo e, generalmente, durante questa campagna elettorale abbastanza - diciamolo - strana.

Non so se avete visto. Mentre parlava Veltroni, ogni tanto inquadravano alcune giovani ragazze evidentemente non in sintonia con il pensiero del momentaneo contendente. Non si poteva non notare un certo sguardo di sofferenza, di fastidio e (mi spiace davvero dirlo) quasi di astio, presente negli occhi di alcuni di loro.

Come non si poteva notare, durante l’intervento di Berlusconi, qualche persona (collocata - e non solo fisicamente - nella parte sinistra dello studio televisivo) che applaudendo “per sbaglio” veniva quasi redarguita dal vicino di banco, quasi a volergli dire: “guarda che sta parlando Berlusconi…perchè lo applaudi…noi non possiamo”.

Bhè, lasciatemi dire, ma l’Italia nella quale mi piacerebbe vivere non è questa.

Perchè bisogna sempre volersi male, e confrontarsi tra avversari quasi che si fosse necessariamente nemici? Perchè occorre combattere e non sarebbe abbastanza confrontarsi, specialmente quando abbiamo a che fare con il destino di TUTTI gli elettori, anzi, di tutti gli Italiani? Questo davvero non lo capisco.

Ma veniamo ad un tema che ieri è stato “velatamente” affrontato. Ovvero quello dell’ecologia e dello sviluppo urbano sostenibile.

Entrambi i contendenti elettorali hanno sparato proposte da capogiro, in merito allo sviluppo urbano ed alla ncessità di dare “più case a tutti”.

Addirittura è stata fatta una proposta avveniristica consistente nel voler costruire dei nuovi agglomerati ed insediamenti extraurbani con “case razionali, funzionali, moderne”.

Ma come si fa, conoscendo la nostra Italia ed essendo consapevoli della sua vocazione turistica e naturalistica, a pensare di costruire case ex novo, non immaginando neppure “per sbaglio” di spingere affinchè i centri rurali dei quali sono costellate tante nostre regioni, possano essere dotati di infrastrutture di comunicazione (WImax, WiFi) in modo da permettere insediamenti di giovani famiglie e studenti che saprebbero restituire ad essi vita d attrattiva?

Come si fa a pensare o a volere una Italia così?

Ma ciò che mi ha disturbato maggiormente, in questa campagna elettorale, è l’assoluta ed irrealistica mancanza programmatica dei temi con i quali dovremo confrontarci nei prossimi anni: i temi valoriali, della vita e della morte.

Come si può, se non colpevolmente, lasciare fuori questi temi dalla vita politica del nostro paese, quando in Europa stanno di fatto emergendo in tutta la loro chiarezza e problematicità?

E come si fa a non avere il coraggio, come cattolici e credenti, di chiedere che questi temi vengano inseriti nell’agenda politica in fase di discussione elettorale, sapendo poi benissimo che con essi dovremo per forza confrontarci nei prossimi anni?

E non mi riferisco solo direttamente a questi temi, ma anche indirettamente. Mi spiego. Quando si parla di lavoro, di anziani, di commercio, di sviluppo, di ecologia, ecc. non lo si può sperare di fare solo in termini tecnici; ogni posizione tecnica presuppone un approccio filosofico e valoriale ben definito, ed - in ultima analisi - molto diverso da una sensibilità politica all’altra. Altro che programmi identici….qui ci sarebbe stato soprattutto da dibattere e da discutere.

Alla fine di questo mio sfogo preelettorale non mi rimane che sperare: sperare affinchè l’Italia possa davvero cambiare, che dopo queste elezioni, comunque vadano, ci sia almeno una possibilità che le cose possano andare diversamente.

C’è forse - e lo dico davvero sconsolato - solo da aspettare che queste elezioni passino ed aspettare le prossime, affinchè qualcosa davvero cambi?

Mi stà sorgendo il dubbio che Berlusconi sia veramente, come continua ad affermare, in odore di santità.

Non so se ci avete fatto caso, ma il Cavaliere ha sfoderato la sua arma: l’ubiquità.

E’ su Matrix (Canale 5), e Tribuna Elettorale (Rai 2) contemporaneamente!

Miracolo!

Qui un video di mooolti anni fa. E’ strabiliante notare come siamo sempre fermi lì…

Alla Tedesca? No. Alla Vaticana.

A questo punto mi sorge il dubbio che Putin sia in realtà un padano andato volontariamente in esilio per non dover sopportare il giogo di Roma.

Le dichiarazioni di Bossi e del leader russo si assomigliano molto:

La Russia prenderà “iniziative militari” lungo il confine, se davvero Ucraina e Georgia entreranno a far parte della Nato. Lo ha detto il capo di Stato maggiore, generale Iuri Baluevski, citato dalla stampa di Mosca. Una notizia che fa crescere la tensione internazionale, a pochi giorni dal vertice in cui George W. Bush (che spinge per l’ingresso dei due paesi nell’Alleanza atlantica) e Vladimir Putin non hanno trovato un’intesa comune su questo tema.

“Ci saranno misure non solo di carattere militare - ha detto il generale - ma anche di altri tipi”. Baluevski ha sottolineato che la Russia è perfettamente in grado di difendersi e di “trovare una degna risposta” al problema dell’allargamento e all’installazione a est di missili anti-missile americani. Le forze di difesa antiaerea russa, ha sottolineato il comandante supremo delle forze aeree Aleksandr Zielin, “sono dotate di tecniche efficaci, in grado di individuare, trovare e distruggere sia i mezzi militari attuali che quelli in prospettiva”.

E anche il ministero degli Esteri entra nella questione attraverso il portavoce Mikhail Kaminin (a Mosca è atteso il responsabile della diplomazia ucraina Vladimir Ogrisko): “L’apparizione alle frontiere russe di un potente blocco militare sarà interpretata da Mosca come una diretta minaccia alla sua sicurezza, e non siamo soddisfatti dalle dichiarazioni che questo processo non è diretto contro di noi”.

“Nel caso in cui né il Pd né il Pdl dovessero vincere ci proponiamo di guidare questo Paese in una fase difficile”. Lo ha detto il candidato premier dell’Unione di Centro, Pier Ferdinando Casini, nel corso del suo comizio di chiusura della campagna elettorale.

“Se non ci saranno vincitori, non staremo in panchina. Lavoreremo nell’interesse del Paese, fiduciosi della scelta del capo dello Stato”.

“Abbiamo bisogno di un supplemento di sforzo per avere l’8% al Senato. Per noi questo significa proporci come guida per il prossimo Governo del Paese in una funzione determinante”.

Casini ha auspicato che il verdetto delle urne di lunedì” sera punisca “l’arroganza e la visione proprietaria” di chi si era già annunciato “come assoluto vincitore in modo che il centro torni ad essere protagonista della vita politica del Paese”.

E’ Mario Baccini il candidato a Sindaco di Roma della Rosa Bianca. Il segretario nazionale del movimento che a livello nazionale, si presenterà insieme all’Udc sotto la Costituente di Centro, spiega i motivi che lo hanno portato a candidarsi come primo cittadino della sua città.

Senatore Baccini, come nasce la sua candidatura a sindaco di Roma?

La mia candidatura su Roma nasce per spirito di servizio verso una città che amo profondamente, con passione e verità, la mia città che non ha certo bisogno delle solite minestrine riscaldate, perché deve tornare ad avere la propria dignità di metropoli, accogliente verso i turisti, vivibile tutti i giorni per i Romani.

A livello nazionale però correte per la Costituente di Centro.

Non vi è contraddizione alcuna. La Rosa per l’Italia, come movimento, ha dato il LA al progetto della Costituente di centro. Siamo lieti che anche gli amici dell’UDC, seppur all’ultimo, si siano mostrati interessati ed abbiano concorso con noi ad un processo che vuole scardinare l’attuale bipolarismo muscolare, responsabile dello stato di inerzia istituzionale in cui versa il nostro Paese. Per il resto, mentre siamo impegnati a cercare consensi per la Costituente di centro per le elezioni politiche alla Camera ed al Senato, non perdiamo di vista l’obiettivo e continuiamo ad innaffiare questa nostra rosa bianca da cui – ne siamo sicuri – avremo molte soddisfazioni. Anche su Roma. Una nuova classe dirigente sta affiorando in modo autonomo. Me ne rendo conto quando mi sposto, comizio dopo comizio, iniziativa sui iniziativa. Uomini e donne partecipi, motivati, interessati, impegnati. Un modo nuovo di fare e percepire la politica.

Ma che cosa intende lei per movimento?

La Rosa per l’Italia è un movimento creato dalla gente per la gente, lontano dalle lobbies dei partiti e dalle logiche chiuse dei salotti romani. Siamo il nuovo che combatte contro tutte le caste, che sono tante, troppe, nel nostro Paese. E soprattutto dure a morire.

Quali sono le sue priorità per Roma?

Mi preoccupa il dilagare della criminalità che invade il Paese e colpisce Roma, affligge le periferie e minaccia il centro. La nostra libertà è in pericolo, le nostre strade impraticabili.

Veramente crede che i cittadini percepiscano la sicurezza come il principale dei problemi?

Non è solo per una questione di sicurezza. Ma di immagine complessiva della città, lo voglio ripetere. Ne risentiamo tutti: dal lavoro, all’indotto, al turismo. Abbiamo perso migliaia di posti per i nostri figli, sempre più vittime del precariato. Mancano i servizi e la città è davvero sporca. Tra non molto anche Roma, come Napoli, avrà il problema dell’emergenza rifiuti. Malagrotta docet: tra non molto sarà satura e di impossibile praticabilità. Servono scelte concrete, decisioni anche difficili. Non c’è tempo da perdere. Sono preoccupato per il poco rispetto verso le donne, perno della famiglia, e quindi della società; per il disintegrarsi dei valori e per un forte vento pagano che soffia anche per le vie di Roma. Dobbiamo difendere la nostra storia e le nostre radici, aprirci al nuovo, ma essere duri contro la delinquenza.
Roma ha bisogno di cambiare, Roma ha bisogno di noi, di intelligenze vive e motivate, e soprattutto libere dai conflitti di interesse. Dobbiamo riconsegnare a Roma la dignità perduta.

Nei suoi manifesti si legge BACCINI. IL SINDACO. Pensa di andare al ballottaggio?

E’ quello per cui mi batto. Poi, se non sarò sindaco, ci sarà comunque modo di far valere le nostre ragioni e di far pesare il nostro programma. Bisogna passare dalla poesia alla prosa, è necessario offrire ai cittadini le riforme che mancano al Paese da 12 anni e soluzioni concrete: una seria lotta alle povertà ed al degrado delle periferie, un piano casa vero per le giovani coppie così da favorire la famiglia, l’abolizione dell’Ici sulle case di proprieta’, l’abolizione del precariato diffuso, il controllo sulle privatizzazioni delle aziende comunali e partecipate, una politica dell’accoglienza e non della tolleranza senza regole. E via dicendo. Basta con la politica politicante che si parla addosso, e non risolve nulla. Voglio essere il sindaco del fare. Dobbiamo ridare dignità alla politica, colmare quel vuoto tra cittadini e istituzioni che in questi anni si è fatto sempre più profondo. Siamo nati da poco, abbiamo bisogno delle idee, del contributo e dell’apporto di tutti. Roma può e deve diventare il grande laboratorio nazionale de La Rosa per l’Italia.

Ditemi voi cos’è rimasto dell’Italia.

Poi va in giro dicendo che l’immondizia di Napoli (non gliene importa niente della slaute dei napoletani) ha rovinato l’immagine del Bel Paese. E lui allora?

Guardate. Si legge su tutti i volti cosa i leader europei pensano di quest’uomo.

Ascoltate gli applausi. Chi applaude Berlusconi? Nessuno.

Ad un certo punto lo stesso Fini se ne va.

Mah…

Spero che qualcuno, come me, sia vittima di irrefrenabili conati di vomito.

Sai cosa ci faccio con il “Patto Laico“?

Prova ad immaginare…

Comincia oggi una lunga rubrica che, spero, vi accompagnerà per lungo tempo con consigli utili.

Non so dirvi con esattezza la cadenza, ma vi prometto che, ogni non troppo tempo, inserirò nel blog il titolo di un nuovo film che-deve-essere-visto.

Cominciamo con un film che si trova nelle sale proprio in questi giorni (e qualcuno cel’ha anche sul computer :P):

Sicuramente ne avrete sentito parlare anche al Tg.

Il film narra la vicenda di una ragazza, Juno, che a solo 16 anni rimane in cinta di un suo compagno di scuola, un timido ragazzo con la passione per le Tic-Tac.

Fino a qui niente di paritocolare; molti film parlano di ragazze incinta ed ormai capita anche nella vita normale.

La differenza dalle solite storie stà nella coraggiosa decisione di Juno: non abortire e dare il figlio in adozione.

Aiutata da una spiccata parlantina e da una lingua tagliente, Juno porta avanti con coraggio la sua gravidanza.

Ve lo consiglio veramente. Non solo rende chiaro che l’aborto è sempre la soluzione peggiore, ma è un film fatto veramente bene, con ottime colonne sonore.

Buona visione

Venerdì 11 aprile Savino Pezzotta, presidente della Rosa per l’Italia, candidato capolista in Lombardia 2 per l’Unione di Centro,  chiudera’ a  BERGAMO la campagna elettorale in Piazza Vittorio Veneto alle ore 18,30.

In questa occasione rilancera’ le motivazione dell’intesa elettorale nell’Unione di Centro e della costituente di un nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana. I comitati territoriali della Rosa per l’Italia che sono stati costituiti in questi mesi sono invitati a partecipare con bandiere e striscioni anche per significare una presenza.

Poco dopo il mio post su Studio Aperto, ecco che Polisblog pubblica un articolo che sembra fatto apposta.

Ve lo propongo qui di seguito, leggetelo attentamente:

Che Silvio Berlusconi abbia da sempre usato le sue televisioni come strumento di campagna elettorale, è cosa nota fin dalla “discesa in campo”.

Solamente questo tipo di azione delle reti del gruppo Mediaset è diventata con gli anni meno visibile e più mimetica, e peraltro è stata sempre più sminuita dal passare del tempo e da una ormai endemica accettazione dell’esistente da parte della maggioranza degli italiani. La cosa, però, non passa inosservata a chi osservi ciò che succede in televisione con un minimo di spirito critico.

L’AgCom (autorità garante per le comunicazioni, che si occupa della par condicio sulle reti private) fa ad esempio notare che in questa campagna elettorale Studio Aperto e Tg4 sono stati sbilanciati nella loro rappresentazione di PD e PDL. Per chiunque abbia visto lo one-man-show giornalistico dell’indefesso Fede o il patinato rotocalco sangue-e-sesso di Italia1, non una grande notizia. Ma non è l’unica cosa strana, in questi ultimi giorni di campagna elettorale. In particolare, proprio sul limite dell’ultimo confronto prima del silenzio elettorale, sembrano esserci state strane manovre sui palinsesti. Vediamole.

Venerdì sera, quando Veltroni e Berlusconi si troveranno virtualmente a confronto a “Matrix” su Canale5 (eccezionalmente in prima serata), Mediaset ha introdotto una programmazione sulle altre reti del gruppo quantomeno sospetta. Su Italia1, infatti, andrà in onda, a differenza del solito, un solo episodio del telefilm-cult CSI, seguito dalla serie “I Soprano”, normalmente relegata a tarda notte. CSI coprirà pressoché integralmente la presenza di Veltroni, mentre i “bravi ragazzi italo-americani” (gente che dell’Utri potrebbe considerare degli eroi) saranno la dubbia concorrenza al Cavaliere. Su Rete4, invece, si è addirittura operata un’inversione dei programmi rispetto al palinsesto previsto: la seguita soap opera “Tempesta d’amore” è stata spostata in concomitanza con Veltroni, mentre la new entry “Bianca” (di fallimentari ascolti settimana scorsa), è finita ad occupare il periodo temporale che vedrà Berlusconi protagonista a Matrix. Il fatto che l’inversione sia avvenuta dopo la comunicazione del sorteggio per il turno di parola (prima Veltroni, poi Berlusconi), ovviamente, rievoca la massima andreottiana del “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si azzecca”. “Matrix” stesso si è dovuto premunire, cambiando collocazione e attuando il sorteggio, dopo che il PD aveva denunciato la mossa di piazzare Berlusconi in prima serata col traino del fenomeno TV “I Cesaroni”, seguito da un Veltroni al limite della mezzanotte. Cose che possono sembrare di poco conto, ma che possono avere un loro ruolo sulla campagna elettorale.

Qualcuno dirà che in fondo poche centinaia di migliaia di spettatori non sono in grado di cambiare un’elezione. Peccato che il responso delle urne del 2006 abbia detto l’esatto contrario. E peccato che, secondo recenti inchieste, il 70% dell’elettorato si informi tramite il mezzo televisivo, e che proprio gli ultimi giorni di campagna siano fondamentali per gli indecisi. Ovviamente, è andata e poteva andare peggio, senza la par condicio.

La legge n.28/2000 (nota proprio come par condicio) è una legge sicuramente con alcuni punti critici, e che era nata nell’ambito di un sistema bipolare e maggioritario, quindi con due grandi contendenti e la personalizzazione delle campagne elettorali. Oggi, quindi, è la legge elettorale ad averla sfalsata rispetto al sistema politico, insieme alla rivalsa dei “nanetti” con i tanti candidati premier di questa campagna. Ma anche se oggi ci appare limitante o bizzarra, ricordiamoci perché è nata questa norma. Non per un teorico e possibile utilizzo di Mediaset da parte del centrodestra in maniera ancora più pressante; ma perché si è visto cosa poteva accadere senza un limite. Non ve lo ricordate, o eravate troppo giovani? Forse questo filmato può ravvivarvi la memoria, e ricordare un po’ a tutti di cosa si parla quando si parla di “conflitto d’interessi”…

Tutti sappiamo che Studio Aperto non è un vero Tg (come d’altronde tutti i “Tg” Mediaset).

Più che altro si colloca tra Striscia la Notizia ed un giornale di partito

Poco fa ho finito di vedere un paio di servizi su Veltroni e Berlusconi, e se quello è gironalismo, tanto vale rimanere ignoranti. Ditemi se questa può essere chiamata democrazia…

Perchè non ci mandano Topo Gigio a scrivere i pezzi? Almeno farebbero ridere.

Dopo le ennesime affermazioni di Silvio Berlusconi al comizio di Cagliari del 7/4/08, di fronte al santuario della Madonna di Bonaria: ”Vi vorrei nominare difensori, apostoli della verita’, andate,
predicate e convertite le genti”
, Telefono Antiplagio rivolge un appello alla Chiesa cattolica ed a tutte le confessioni ortodosse e protestanti in Italia affinche’ prendano una posizione netta e chiara
sulle espressioni irriverenti e offensive del sentimento religioso degli italiani e di tutta la cristianita’ usate dal leader del PDL per fini elettorali o per ”boutades” di cattivo gusto. Non e’ la prima
volta infatti che Silvio Berlusconi utilizza le parole di Gesu’ Cristo e dei testi sacri per fare propaganda politica.

Gia’ nel 1994, alla sua prima elezione, affermava: ”Chi e’ scelto dalla gente e’ come unto dal Signore” (Repubblica).

In seguito aggiungeva: ”Voi dovete diventare dei missionari, anzi degli apostoli,
vi spieghero’ il Vangelo di Forza Italia, il Vangelo secondo Silvio”
(Messaggero).

”Io sono il Gesu’ Cristo della politica, una vittima, paziente, sopporto tutto, mi sacrifico per tutti” (ANSA).

”Per don Giussani ero l’uomo della provvidenza” (Repubblica).

”Non ho mai registrato tanto entusiasmo nei miei confronti negli ultimi 14 anni, al punto che mi sono venute le stigmate” (Corriere della Sera).
”Allontana da me questo calice” (AGI).

”La croce che dovro’ portare non e’ mai stata cosi’ pesante” (Repubblica).
E’ inverosimile che dal 1994 ad oggi, in Italia, nessun esponente di primo piano, cattolico, ortodosso o protestante abbia preso ufficialmente le distanze dalle affermazioni del cavalier Berlusconi o
abbia biasimato le sue espressioni e le sue battute di spirito, cosi’ povere di spirito. Se le nostre origini cristiane, i nostri valori sono regolarmente dimenticati o messi in discussione, com’e’ possibile
accettare che un leader politico strumentalizzi o derida le stesse origini e gli stessi valori per i quali, da Gesu’ Cristo in poi, molti uomini hanno speso e perso la vita?

Come si puo’ confidare in un riconoscimento, in una difesa di quelle origini e di quei valori da parte di chi non fa altro che scimmiottarli? Se le stesse affermazioni fossero state fatte da un cabarettista, da un cantante rock o da un ciarlatano, quanti cristiani sarebbero balzati sulla sedia?

Quanti sacerdoti, quanti metropoliti, quanti pastori si sarebbero stracciate le vesti? E quanti editori le  avrebbero censurate? Quanti giornalisti bigotti avrebbero risposto con articoli di fuoco?
E’ inaccettabile per un credente, ma anche per un ateo, che la Bibbia venga usurpata e dileggiata per interessi di potere, senza che nessuno faccia niente per preservarla, senza che nessuno ribadisca che
l’autentico messianismo cristiano e’ diametralmente opposto all’ipocrita messianismo politico. Che messaggio, che esempio diamo ai veri cristiani e alle nuove generazioni, quando non siamo in grado di
disapprovare chi banalizza e mortifica cio’ che i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri padri spirituali ci hanno insegnato ad amare?

Telefono Antiplagio auspica che tutte le autorita’ religiose cristiane in Italia accolgano questo appello e ricordino a Silvio Berlusconi come servirsi delle citazioni, richiamando alla sua mente la distinzione
fatta da Gesu’ Cristo a proposito di denaro e tasse: ”Rendete a Cesare quel che e’ di Cesare, a Dio quel che e’ di Dio”.

Cio’ che appartiene a Dio e’ il Vangelo, che gli puo’ essere restituito solo mettendolo in pratica, accogliendone la logica e i contenuti: fare giustizia ai poveri e ad ogni uomo; farsi prossimi e solidali come il buon samaritano; promuovere l’eguaglianza; trasformare gli arsenali in strumenti di pace. Chi governa non sa neanche cosa vuol dire.

Giovanni Panunzio, insegnante di religione
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