Riporto qui sotto un articolo, scritto oggi da don Paolo Padrini, che trova il mio più assoluto appoggio. Ditemi voi cosa ne pensate.
Ieri e più generalmente in questi ultimi giorni si è sentito davvero di tutto.
La televisione generalista, un po’ anche quella satellitare, ed anche internet ci hanno offerto (o propinato) davvero di tutto.
Ieri mi sono addirittura imbattuto in sondaggi elettorali mascherati da pronostici di corse di cavalli, dei quali non riporto (in quanto rischierei di violare la legge) il link preciso. Anche perchè sono sicuro che voi saprete trovarlo…
Ma l’apoteosi si è raggiunta proprio ieri, durante il “falso” confronto televisivo tra i “maggiori esponenti” degli schieramenti elettorali contrapposti.
Tra botti da fuochi d’artificio, sparate su improbabili ed immediate diminuzioni di tasse sembrava un po’ di essere su un tavolo da biliardo.
Non voglio dire, demagogicamente e ideologicamente, che tutto quello che si è sentito ieri sia una enorme e totale balla, ma come non avere questa impressione, di fronte a tanti numeri, dati, sogni e speranze sparate “ad arte” forse per il desiderio (o la necessità) di impressionare l’ascoltatore?
Ci sono state però alcune cose che ho notato, durante questo incontro televisivo e, generalmente, durante questa campagna elettorale abbastanza – diciamolo – strana.
Non so se avete visto. Mentre parlava Veltroni, ogni tanto inquadravano alcune giovani ragazze evidentemente non in sintonia con il pensiero del momentaneo contendente. Non si poteva non notare un certo sguardo di sofferenza, di fastidio e (mi spiace davvero dirlo) quasi di astio, presente negli occhi di alcuni di loro.
Come non si poteva notare, durante l’intervento di Berlusconi, qualche persona (collocata – e non solo fisicamente – nella parte sinistra dello studio televisivo) che applaudendo “per sbaglio” veniva quasi redarguita dal vicino di banco, quasi a volergli dire: “guarda che sta parlando Berlusconi…perchè lo applaudi…noi non possiamo”.
Bhè, lasciatemi dire, ma l’Italia nella quale mi piacerebbe vivere non è questa.
Perchè bisogna sempre volersi male, e confrontarsi tra avversari quasi che si fosse necessariamente nemici? Perchè occorre combattere e non sarebbe abbastanza confrontarsi, specialmente quando abbiamo a che fare con il destino di TUTTI gli elettori, anzi, di tutti gli Italiani? Questo davvero non lo capisco.
Ma veniamo ad un tema che ieri è stato “velatamente” affrontato. Ovvero quello dell’ecologia e dello sviluppo urbano sostenibile.
Entrambi i contendenti elettorali hanno sparato proposte da capogiro, in merito allo sviluppo urbano ed alla ncessità di dare “più case a tutti”.
Addirittura è stata fatta una proposta avveniristica consistente nel voler costruire dei nuovi agglomerati ed insediamenti extraurbani con “case razionali, funzionali, moderne”.
Ma come si fa, conoscendo la nostra Italia ed essendo consapevoli della sua vocazione turistica e naturalistica, a pensare di costruire case ex novo, non immaginando neppure “per sbaglio” di spingere affinchè i centri rurali dei quali sono costellate tante nostre regioni, possano essere dotati di infrastrutture di comunicazione (WImax, WiFi) in modo da permettere insediamenti di giovani famiglie e studenti che saprebbero restituire ad essi vita d attrattiva?
Come si fa a pensare o a volere una Italia così?
Ma ciò che mi ha disturbato maggiormente, in questa campagna elettorale, è l’assoluta ed irrealistica mancanza programmatica dei temi con i quali dovremo confrontarci nei prossimi anni: i temi valoriali, della vita e della morte.
Come si può, se non colpevolmente, lasciare fuori questi temi dalla vita politica del nostro paese, quando in Europa stanno di fatto emergendo in tutta la loro chiarezza e problematicità?
E come si fa a non avere il coraggio, come cattolici e credenti, di chiedere che questi temi vengano inseriti nell’agenda politica in fase di discussione elettorale, sapendo poi benissimo che con essi dovremo per forza confrontarci nei prossimi anni?
E non mi riferisco solo direttamente a questi temi, ma anche indirettamente. Mi spiego. Quando si parla di lavoro, di anziani, di commercio, di sviluppo, di ecologia, ecc. non lo si può sperare di fare solo in termini tecnici; ogni posizione tecnica presuppone un approccio filosofico e valoriale ben definito, ed – in ultima analisi – molto diverso da una sensibilità politica all’altra. Altro che programmi identici….qui ci sarebbe stato soprattutto da dibattere e da discutere.
Alla fine di questo mio sfogo preelettorale non mi rimane che sperare: sperare affinchè l’Italia possa davvero cambiare, che dopo queste elezioni, comunque vadano, ci sia almeno una possibilità che le cose possano andare diversamente.
C’è forse – e lo dico davvero sconsolato – solo da aspettare che queste elezioni passino ed aspettare le prossime, affinchè qualcosa davvero cambi?




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